Una buona notizia

La neoeletta Presidente della Camera Laura Boldrini  (foto ANSA)

La neoeletta Presidente della Camera Laura Boldrini (foto ANSA)

«Dovremmo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore». È la terza donna presidente della Camera, dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti, nella storia della Repubblica italiana. E nel suo discorso da neoeletta, per prima cosa, ha voluto ricordare quante, ogni giorno, sono vittime di abusi. Ancor più che un pensiero, le sue parole sono state l’assunzione di un impegno, da affidare «alla responsabilità della politica e del Parlamento».

Laura Boldrini, 51 anni, candidata nelle liste di Sel ed ex portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, è stata eletta con 327 voti, rompendo l’impasse ma, soprattutto, rompendo con il passato. Lei, che siede per la prima volta in Parlamento in questa XXVII Legislatura, la sua volontà di cambiamento l’ha dimostrata con un discorso dedicato «a chi ha perduto certezze e speranze». Continua a leggere

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Occhi da orientale

La modella cinese Fei Fei. Vogue Italia, gennaio 2013.

La modella cinese Fei Fei. Vogue Italia, gennaio 2013.

«What a beautiful line!». Ricevere un complimento sulla propria linea, in Corea del Sud, non significa essere apprezzati per la propria silhouette. Line, in Corea del Sud, è la linea degli occhi. La piega che taglia in due la palpebra e che le donne asiatiche tanto invidiano alle occidentali.

«What a beautiful line!» è il commento apparso sotto la foto di un’amica, di ritorno da un viaggio a Seul. La sua doppia palpebra ha riscosso grande successo tra le ragazze coreane, fanatiche della chirurgia estetica. Il fatto, ammetto, mi ha colpita. Continua a leggere

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One Billion Rising, un flash mob contro la violenza sulle donne

One Billion Rising

Si chiama «One Billion Rising». Coinvolgerà 200 paesi, Italia compresa, e sarà l’azione più importante nella storia del V-Day, il movimento globale di mobilitazione per porre fine alla violenza contro le donne. In tutto il mondo, domani, 14 febbraio, ci si darà appuntamento per un flash-mob al ritmo di Break the chain, la canzone scritta da Eve Ensler (l’ideatrice del V-Day, che festeggia il suo 15° anniversario) e coreografata da Debbie Allen.

Se un miliardo – one billion – di donne violentate è un’atrocità, un miliardo di donne che danzano è una rivoluzione. Ecco perché è importante partecipare. Continua a leggere

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L’oscurità del silenzio. Se cantare è un peccato

Hanno deciso di tornare nell’ombra. Proprio loro, che per esibirsi avevano scelto di chiamarsi Praagash, «dall’oscurità alla luce». «La musica era la nostra passione, non sapevamo che fosse proibita dall’islam».

Le Praagash durante l'esibizione, lo scorso dicembre, alla «Battaglia delle band», il concorso di Srinagar (AFP PHOTO/ STR)

Le Praagash durante l’esibizione, lo scorso dicembre, alla «Battaglia delle band», il concorso di Srinagar (AFP PHOTO/ STR)

Aneequa, Noma e Farah sono tre ragazze indiane con la passione per la musica. Rock, per l’esattezza. Troppo trasgressive per essere donne. Al punto che, dopo essersi classificate terze al concorso di Srinagar dedicato ai gruppi musicali indiani, sono state messe – letteralmente – a tacere. E così, la popolarità che cercavano con le armi dell’arte, i loro strumenti, l’hanno raggiunta con le armi delle minacce: quelle che hanno accompagnato la loro performance e che le prime pagine dei giornali locali hanno prontamente riportato. Continua a leggere

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La Francia indossa i pantaloni

Donne con i pantaloni. Da destra, Catherine Deneuve e Yves Saint Laurent (1966), Charlotte Rampling e suo figlio (1974), «Le Smoking» di Helmut Newton (1975)

Donne con i pantaloni. Catherine Deneuve e Yves Saint Laurent (1966), Charlotte Rampling e suo figlio (1974), «Le Smoking» di Helmut Newton (1975)

Il capo d’abbigliamento più trasgressivo del Novecento? No, non è la minigonna. Chi pensava a Mary Quant come alla sovversiva per eccellenza della moda nel secolo scorso dovrà ricredersi. Dovrà ricredersi, soprattutto, chi vedeva in Parigi la città che per prima aprì anche alle donne il guardaroba maschile: la città che nel 1966 abbandonò il classico tubino nero in favore di una controversa alternativa, lo smoking femminile lanciato da Yves Saint Laurent. Continua a leggere

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Vent’anni senza Audrey Hepburn

Audrey Hepburn

Un taxi che alle prime luci del mattino attraversa una deserta Fifth Avenue. Al civico 727, una donna in abito nero, firmato Givenchy, apre la portiera. Ha occhiali scuri e capelli raccolti. Un guanto, lungo fin sopra il gomito, estrae da un sacchetto cappuccino e brioche. Un danese, per l’esattezza. Colazione, Holly Golightly, la fa davanti alla vetrina di Tiffany, «il miglior posto del mondo, in cui non può accadere niente di brutto».

Si apre così Breakfast at Tiffany’s, Colazione da Tiffany, il film che ha fatto la storia della commedia romantica. Il film, soprattutto, che ha consacrato lei, Audrey Hepburn, a icona indiscussa di grazia ed eleganza. Da quella brioche, accompagnata dalle note del premio Oscar Henry Mancini, sono passati più di cinquant’anni. Venti, invece, da quando Audrey ci ha lasciati. Continua a leggere

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Noi usciamo da sole la sera

«Lo dico con tutto il rammarico, ma sarebbe bene che le donne di sera non uscissero da sole». Una città teatro di violenze e abusi sessuali. Verrebbe da immaginarla così, Bergamo, ad ascoltare le dichiarazioni del procuratore capo Francesco Dettori.

La fiaccolata di sabato 12 gennaio in solidarietà con la ragazza violentata (foto De Pascale)

La fiaccolata di sabato 12 gennaio, in solidarietà con la ragazza violentata (foto De Pascale)

Intervistato dall’Eco di Bergamo, il capo dei pm ha commentato lo stupro subito in pieno centro da una ventiquattrenne, incinta di alcune settimane (vedi qui): «Non voglio colpevolizzare la giovane che ha subito la violenza», ha tenuto a precisare, «ma a volte bisogna ragionare in termini reali». Continua a leggere

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Gli impressionisti e il mito della donna parigina

Edouard Manet, Jeune dame en 1866 (particolare) © The Metropolitan Museum of Art, Dist. RMN-Grand Palais

Sans doute les parisiennes sont femmes, mais elles sont plus femmes que toutes les autres femmes. «Senza dubbio le parigine sono donne, ma sono più donne che tutte le altre donne», scrive Emmeline Raymond nel 1867, in La mode et la parisienne.

Vi siete mai chiesti quando e come è nato il mito della donna parigina? A svelarlo, in parte, è la mostra in corso al Musée d’Orsay, L’Impressionnisme et la Mode. Opere più o meno celebri dei grandi maestri dell’impressionismo francese – dal precursore Manet, a Monet, Renoir e Degas – descrivono, attraverso l’abbigliamento, abitudini e passioni della borghesia di fine Ottocento, quella dei teatri, dei concerti, dell’Opéra e dei café. Continua a leggere

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L’indifferenza è il primo nemico da combattere. Buon 2013

Un post diverso dal solito per salutare un anno che troppo spesso ha visto le donne vittime di violenze e soprusi. Le ultime vicende indiane (ne ho parlato qui) hanno ricordato – come se ce ne fosse bisogno – tutta l’urgenza della questione femminile, tutt’altro che superata nel pieno degli anni Duemila.
L’indifferenza è il primo nemico da combattere. L’indifferenza, scriveva Gramsci, è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.
A tutti, donne o uomini non fa differenza, auguro un 2013 di impegno e consapevolezza, che acceleri il cammino verso il superamento delle disuguaglianze di genere. Lo faccio con una delle più belle canzoni della storia della musica. Una delle mie preferite, forse la mia preferita in assoluto. Buon anno.

Giulia Carrarini

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Quei capei a libertà sparsi. La protesta delle donne egiziane

La protesta delle donne egiziane (KHALED DESOUKI/AFP/Getty Images)

La protesta delle donne egiziane (KHALED DESOUKI/AFP/Getty Images)

Difficilmente le donne egiziane dimenticheranno il Natale appena trascorso. Difficilmente lo dimenticheranno, perlomeno, quante tra loro lo scorso 25 dicembre si sono date appuntamento in piazza Tahrir, al Cairo, per protestare contro la nuova Costituzione. Concepita da un’Assemblea Costituente a maggioranza islamista e sostenuta dal presidente Morsi, la Carta è stata approvata qualche giorno fa, in seguito al referendum del 15 e del 22 dicembre.

Forbici alla mano, una decina di attiviste, sotto gli occhi e gli obiettivi di fotografi e tv, ha deciso di manifestare ispirandosi all’esempio della figlia del faraone Akhenaton: all’epoca la giovane si tagliò in pubblico i capelli per protestare contro i sacerdoti, che avrebbero perseguitato il padre. Le egiziane, oggi, hanno fatto lo stesso, per esprimere tutto il loro dissenso nei confronti di una Carta che segna, per le donne e per il Paese, un passo indietro significativo rispetto alle aspettative suscitate dalla caduta di Mubarak. «La libertà costa una fortuna», ha spiegato Fatma Sherif, tra le organizzatrici della protesta. «Non sono i nostri capelli a incoronarci donne. È la nostra libertà». Continua a leggere

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